“In Tangentopoli i giudici svolsero un ruolo di supplenza della politica – liquidando con il marchio dell’infamia uomini e partiti che non lo meritavano – Non è possibile che un partito debba sbattere fuori dalla sua lista un candidato sulla base di indagini su cui ci sono molti dubbi, come per Cuffaro. E’ un paese normale un paese in cui Andreotti è stato per undici anni sotto processo venendo assolto?”
Questo è uno stralcio dell’invervista rilasciata dall’Onorevole Casini a Repubblica Radio nel quale mostra una posizione netta di appoggio al Senatore a vita Giulio Andreotti, posizione che rivendicherà pochi giorni più tardi nella puntata del 7 febbraio di Ballarò.
Si legge da Wikipedia:
È stato sottoposto a giudizio a Palermo per associazione mafiosa. Mentre la sentenza di primo grado, emessa il 23 ottobre 1999, lo aveva assolto per insufficienza di prove, la sentenza di appello, emessa il 2 maggio 2003, distinguendo il giudizio per i fatti fino al 1980 e quelli successivi, ha stabilito che Andreotti aveva “commesso” il “reato di partecipazione all’associazione per delinquere” (Cosa Nostra), “concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980″, che però è “estinto per prescrizione”. Per i fatti successivi alla primavera del 1980 Andreotti è stato invece assolto.
La sentenza della Corte di Appello di Palermo del 2003, parla di “una autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980”.
Sia l’accusa che la difesa presentarono ricorso in Cassazione, l’una contro la parte assolutiva, e l’altra per cancellare l’infamante conclusione della sentenza di appello. Ma la Corte di Cassazione il 15 ottobre 2004 confermò la sentenza di appello. Nella motivazione si legge (a pagina 211):
«Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione».
Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione) Andreotti sarebbe stato condannato in base all’articolo 416, cioè all’associazione “semplice”, perché quella aggravata di stampo mafioso (416 bis) fu introdotta nel codice penale soltanto nel 1982, con la legge Rognoni-La Torre.
La conclusione di questo storico processo non fu però riportata con completezza da molti media, che parlarono genericamente di assoluzione, contribuendo in questo modo alla fama dell’avvocato Giulia Bongiorno
Altre fonti più accurate ed esaustive sono presenti in rete e raggiungibili con una semplice ricerca come questa, riporto comunque qualche link per i più pigri: WEB Magazine, Daniele Luttazzi, Radio Radicale, Repubblica, Beppe Grillo.
Di fronte ad una contraddizione come questa anche il più fedele spettatore della De Filippi è costretto a porsi qualche domanda: appurato che uno dei due fronti dichiara il falso (dato che uno dichiara Andreotti assolto e l’altro ne denuncia una reale collaborazione con la mafia non più punibile poiché caduta in prescrizione), chi mente? E soprattutto, perché?
Personalmente, considerando la quantità abnorme di fonti in rete che fanno riferimento alla suddetta sentenza, e l’assenza totale di fonti che negano esplicitamente la prescrizione in favore dell’assoluzione, sono portato a pensare che l’Onorevole Casini sia in maniera del tutto evidente, forse ridicola, dalla parte del torto.
Resta l’altra domanda. Perché?